Le bizzarre teorie tremontiane

Giulio Tremonti, in una bizzarra intervista al Corriere della Sera, ha criticato aspramente il governo presieduto da Mario Monti perché ha fatto una manovra per il pareggio di bilancio impostata su un eccessivo rigore fiscale basato soprattutto sulle imposte e, in particolare, su una elevata tassazione attraverso l’Imu (che Tremonti stesso, di fatto, aveva istituito con il decreto sul federalismo assieme al ministro Roberto Calderoli) e sull’aumento dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto.
12 AGO 20
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Giulio Tremonti, in una bizzarra intervista al Corriere della Sera, ha criticato aspramente il governo presieduto da Mario Monti perché ha fatto una manovra per il pareggio di bilancio impostata su un eccessivo rigore fiscale basato soprattutto sulle imposte e, in particolare, su una elevata tassazione attraverso l’Imu (che Tremonti stesso, di fatto, aveva istituito con il decreto sul federalismo assieme al ministro Roberto Calderoli) e sull’aumento dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. L’ex ministro dell’Economia, a proposito di spese, ha criticato i tagli lineari e il fatto che la spending review tarda a emergere, anche se ieri c’è stato un primo passaggio in Consiglio dei ministri con la discussione del rapporto preparato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Tremonti ha anche detto che i tagli lineari alla lunga funzionano e ha poi lanciato un allarme sui conti pubblici, sostenendo che mancano all’appello 20 miliardi di euro, senza spiegare se ciò riguardi il 2012 o il 2013, o la somma di questi due anni.
L’ex ministro dell’Economia ha altresì spiegato che la delega fiscale che egli aveva lasciato a questo governo conteneva lo spostamento delle imposte dalla tassazione delle persone verso quella delle cose, ma ha tralasciato di aggiungere che il tassare le cose, per lui, significava colpire i consumi e gli immobili. Esattamente quello che il governo Monti ha approvato: continuando, seguendo e realizzando l’impostazione di Tremonti.
Certamente Monti poteva fare di meglio, ma questo era il lascito del ministero dell’Economia e delle finanze. E’ vero che il secondo aumento dell’Iva è una invenzione del ministro Giarda. Ma questo professore è stato anche uno dei collaboratori di Tremonti nei comitati per la riforma tributaria e della spesa pubblica. Inoltre, il primo aumento lineare dell’aliquota ordinaria dell’Iva, effettuato per l’appunto per spostare la tassazione alle cose, fu approvato dallo stesso Tremonti.
Ma egli ora rileva che il secondo aumento non è necessario, perché si potrebbe ricavare il gettito riducendo l’ampia platea di esoneri fiscali, che non riguardano le fasce deboli. Ma anche il primo aumento dell’Iva, dal 20 al 21, per cento poteva essere sostituito dalla revisione degli esoneri, copiosi anche nell’Iva, tagliando rendite fiscali prive ormai di giustificazione. Infine l’affermazione dell’ex ministro del governo Berlusconi secondo cui mancherebbero all’appello ben venti miliardi, formulata in modo così generico, appare una drammatizzazione pericolosa. Ed è lo stesso Tremonti a sostenere, con ragione, che una parte della crisi europea è dovuta a eccessive drammatizzazioni.